Con l’espressione canali remoti si intende l’insieme di quegli strumenti informatici che consentono di svolgere operazioni senza recarsi nel luogo fisico nel quale quelle operazioni sono tradizionalmente erogate. Nel mondo bancario i canali remoti sono, per semplificare, i bancomat e le piattaforme (sia web che app) di on line banking. Da tempo si sostiene che il pubblico non acceda più nei locali delle banche in quanto i canali remoti consentono di eseguire le operazioni altrove. Perfino un ex Presidente del Consiglio si avventurò a dire che i lavoratori del credito fossero troppi in quanto la propria moglie si faceva la banca sul cellulare. Pur ammettendo che questo sia vero, come la mettiamo con quei canali remoti che consentono di fare pochissimo se non quasi niente? Si può dire che se il cliente non viene in banca non è perché usa il canale remoto ma perché non sente il desiderio di venirci? Continuare a motivare lo scarso afflusso (e con esso, tutta una serie di conseguenze organizzative e lavorative) con l’alibi del canale remoto significa negarsi una lettura della realtà che qualcuno dovrebbe fare e di cui dovrebbe assumersi la responsabilità (adeguatamente remunerata).

E se usciamo dalla teoria e ci caliamo nella nostra quotidianità, chiediamoci dove vada a fare le proprie operazioni quel nostro cliente che non le viene più a fare nelle nostre agenzie e sicuramente non le può fare con il nostro on line, visto che proprio il nostro on line non le permette. L’inadeguata proattività delle persone che lavorano in Carige non può essere l’unica risposta e l’unica motivazione che risolve gli interrogativi che qualcuno non sa (o no vuole) risolvere. In alternativa, possiamo continuare a stupirci per il rilancio che non c’è, pressati ed accerchiati dalle consuete sollecitazioni degli urlatori di professione.
